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FEDERICO FAGGIN, “LO STEVE JOBS ITALIANO”


Preparandosi all’intervista esclusiva del 16 luglio

Quali hashtag ci verrebbe spontaneo appuntare vicino al nome di Federico Faggin?
Sicuramente #microchip, un po’ meno probabili ma altrettanto corretti #touchpad e #touchscreen (sì, quel “coso” con cui state scrollando questo articolo è opera sua),
e poi #innovazione,
#microelettronica,
#SiliconValley,
#orgoglioitaliano e via così.

Effettivamente, nella biografia*  uscita l’anno scorso dai tipi della Mondadori, tre delle sue quattro “vite” sono dedicate proprio alla sua intensa attività di inventore e imprenditore seriale, agli albori del mito della Silicon Valley.

Un incredibile excursus di successi, mescolato a ritmi di lavoro forsennati e dolorosi tentativi di misconoscere i suoi meriti.

È così che la sua instancabile ricerca in ambito tecnologico, spingendosi ai confini dell’Intelligenza Artificiale con lo studio delle reti neurali, lo ha fatto impattare con lo scoglio della Coscienza.
Come Saulo caduto da cavallo sulla via di Damasco, colpito dall’intuizione di una accecante verità, ha deciso di dedicare tutte le sue energie allo sviluppo di quella che lui chiama la scienza della consapevolezza.

È questo nuovo orizzonte di scoperta scientifica, che ha segnato una virata tutt’altro che incoerente verso tematiche un tempo prerogativa della filosofia e di altre discipline umanistiche, quello che desideriamo esplorare nella nostra intervista con il fisico di origine vicentina.
Ci addentreremo in un territorio che la scienza di stampo materialista ha prima voluto confinare tra le cose che non si possono comprendere, per poi trasformarle in cose che non si possono conoscere e da qui a dichiarare che non possono esistere è stato un passaggio logico apparentemente necessario ma fallace.

Interessante che a difendere quanto c’è di profondamente e tipicamente “umano” nella capacità di leggere e dare significato all’informazione sia un paladino della microelettronica, che ha creato le basi tecnologiche per lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale. È per questo che riteniamo il suo punto di osservazione ancora più interessante e fecondo per chi si occupa come noi del fattore H nelle organizzazioni.

Federico e Elvia Faggin nel 1978

La Federico and Elvia Faggin Foundation è nata proprio per sostenere e finanziare la ricerca scientifica sul tema della consciousness, che in italiano dovremmo tradurre con un mix di termini come “coscienza”, “consapevolezza” e “conoscenza” vera e piena di sé e della realtà.

È una tematica così ampia e centrale che costringe a sviluppare una nuova “visione del mondo”, dove anche la cosiddetta realtà materiale fatta di atomi e molecole partecipa in qualche misura alla coscienza e al “mondo interiore”.

Il main stream tecnologico e scientifico si rifiuta di accogliere questa visione, e preferisce scommettere sulla possibilità un giorno di realizzare computer così sofisticati da essere in grado di simulare, superare (e quindi in alcune circostanze sostituire pienamente) le capacità umane.


Di fatto, scrive Faggin nella sua biografia,

“ i computer d’oggi, con tutta la loro complessità, non hanno neanche una briciola di consapevolezza” e si limitano a tradurre in maniera estremamente veloce ma cieca “simboli in altri simboli ”.

Queste riflessioni che potremmo definire “ontologiche”, ma che si fondano sulle più avanzate conclusioni della fisica quantistica, sono il nuovo terreno di sfida dell’instancabile ricercatore di verità che ha mosso i suoi primi passi nel nostro capoluogo, per poi arrivare nella nascente Silicon Valley attraverso il trampolino della Olivetti di Ivrea, a quel tempo protagonista mondiale della ricerca sui computer.

Il padre di Federico era un professore di Filosofia e un traduttore di testi classici dal greco, silenziosamente deluso per la scelta del giovane figlio di iscriversi all’Istituto tecnico Rossi per studiare elettronica e avviarsi poi a una carriera destinata alla Techne, da sempre archetipo opposto della tanto amata Sophia.
Chissà se il vecchio insegnante di Liceo avrebbe mai potuto immaginare che un giorno i cerchi della vita si sarebbero conclusi, dopo aver percorso volute ampissime, così vicini alle sue orme.

Andrea Pozzan
 


*Federico Faggin, Silicio, Mondadori 2019 (seconda edizione, con significative integrazioni, in uscita nel 2020)